Imbolc

La festa della luce

9 Febbraio 2020

Foto: Silvia Vianello, Basilea Campagna, Gennaio 2011

IMBOLC è un periodo dell'anno, non un singolo giorno. Alcuni festeggiano il primo febbraio, altri come noi seguono la luna, ma per vivere bene le feste celtiche e connettersi davvero con Madre Natura e con le nostre radici e vivere in armonia con le stagioni non è sufficiente celebrare un singolo giorno, magari anche solo la sera, e tutto il resto del tempo continuare a fare le stesse cose che si facevano 3 mesi fa. Per vivere consapevolmente in armonia con i ritmi della Terra, è importante avere le piccole accortezze adeguate al momento. In questo articolo troverete tutti i consigli utili per passare nel modo migliore tutto il periodo da subito fino a fine Febbraio.

LA QUALITA' DI QUESTO PERIODO

Al solstizio invernale abbiamo festeggiato simbolicamente la rinascita del sole, quindi il ritorno di luce e calore che porteranno la vita sulla terra. Sappiamo che attorno al 21 Dicembre, nel nostro emisfero, c'è la notte piu' lunga e il giorno piu' corto e il sole è piu' debole che mai, per poi di giorno in giorno riacquistare la sua forza e splendere piu'  a lungo. Durante le notti sacre però, nonostante questa consapevolezza, non si vede nulla di tutto ciò, l'oscurità regna sopra le terre e su di noi. Infatti nella tradizione celtica si pensava che il sole stesse fermo per 12 giorni per poi ripartire a girare nella ruota delle stagioni.

Spesso in Gennaio fuori piove o nevica, le tempeste imperversano e il vento ulula. Le temperature scendono ancora anche sotto quelle di Dicembre. E' inverno. Però per quanto l'inverno si impegni ad esserci ostile, una cosa non riuscirà mai a contrastare: il ritorno della luce a Inbolc. Adesso è il momento in cui veramente si vede la differenza, la luce è tornata. All'inizio di Febbraio il sole rimane sopra l'orizzonte per circa un ora in piu' che al solstizio, e nelle bellissime giornate in cui splende sulla neve ci si accorge della sua forza.

Il colore di Inbolc è il bianco, proprio perchè la neve è il suo elemento principale: essa ci porta luce, e sotto il suo manto riposano i semi per il prossimo anno, sia materialmente che in senso lato. La neve, con la sua energia cristallina, struttura i nostri propositi e salda le intenzioni.
 

La terra invernale, gelida e austera delle ultime settimane, lascia il posto a quello che è il seme in germinazione, la forza vitale che inizia a scuotere e portare cambiamento. E' un momento caratterizzato da libertà, rinnovamento, cambiamento ed evoluzione.

​Nelle case e nei cuori incomincia ad esserci una certa impazienza, si attende la primavera, abbiamo voglia di novità, di rinnovarci. Ed è proprio questo il tema di Inbolc: lasciamo la pelle vecchia per dare alla luce il nostro nuovo sè, in un anno nuovo pieno di aspettative e indubbiamente anche di sorprese. Adesso anche noi, come i semi nella terra, possiamo emergere e mostrare al mondo ciò che veramente abbiamo dentro, ciò che veramente pensiamo e con quali capacità possiamo mettere in atto i nostri progetti. La nuova luce ci porta ottimismo e positività. Lasciamoci andare verso i cambiamenti con ottimismo e fiducia come le piante, come i bulbi dei fiori primaverili: rimangono latenti e concentrati su se stessi nei periodi poco ottimali, ma sentono dentro quando è il momento di prendere vigore ed emergere con tutta la forza possibile per mettere a frutto e mostrare al mondo la loro bellezza.

LA NEVE

La neve, questa dolcissima carezza divina che riempie i campi ma anche i cuori di luce e tenerezza, conforto e protezione, che cos'è, da dove viene e cosa significa? Tutti sappiamo che la neve è l'acqua delle nuvole che si cristallizza alla temperatura giusta, ma in senso spirituale che cosa ci porta la neve? Pensiamoci bene, l'acqua è, come si sa, portatrice di informazioni. Si usa anche in omeopatia perchè si è riscontrato che immagazzina e ripete il messaggio eterico con il quale viene a contatto, anche quando la sostanza originaria non c'è piu'. Allo stesso modo l'acqua immagazzina qualsiasi messaggio provenga dalle sfere piu' elevate della nostra atmosfera. Nell'antica leggenda di Frau Holle, la neve veniva generata dalla Dea in persona, scuotendo il suo guanciale, ma solo se era contenta, come benedizione per l'umanità.

Rudolf steiner parlava di seme divino, che scende dal cielo per dare forma alla materia, dicendo che la missione della neve è quella di portare via ciò che non ha piu motivo di esistere, e al suo posto portare sulla terra nuovi impulsi, semi divini, direttamente dalla sorgente di amore universale.

La neve infatti ci porta il messaggio divino sotto forma di cristalli. Quale migliore modo per renderlo visibile a noi umani, imprigionati nella pesantezza della materia? La neve è una vera benedizione, non solo per i campi ma anche per la nostra vita interiore: con la sua qualità cristallina ci aiuta a cristallizare le nostre intenzioni, a vedere chiaramente il piano divino per l'anno a venire e quindi impostare nel migliore dei modi il nostro futuro, in maniera piu' consapevole.

I progetti fatti prima dell'arrivo della neve spesso non hanno la consistenza e la chiarezza di quelli che si cristallizzano durante il periodo bianco. Possono esserci tante idee, disposizioni, desideri, ma il momento in cui davvero si vede la propria strada con chiarezza e si chiudono alcune porte per aprirne definitivamente altre è quello della cristallizzazione.

Anche la neve è portatrice di luce, sia esteriore che interiore, luce pura e divina.

Negli ultimi decenni purtroppo nevica sempre meno, specialmente nelle zone al Sud delle Alpi, ma da anni anche a Nord nevica molto meno, a causa del cambiamento climatico che ormai ha preso dimensioni catastrofiche. Gli esperti del clima ci avvertono che se andiamo avanti come finora, i nostri nipoti non vedranno mai la neve. Questa è una delle cose che sicuramente mi mancheranno di piu', senza di essa il mondo non è lo stesso. Spero proprio che l'umanità riesca ad invertire la tendenza. Se tutti fanno qualcosa, ad esempio non mangiare piu' prodotti animali, che sono la peggior fonte di inquinamento a livello mondiale, ce la possiamo fare a salvare non solo la neve, ma anche tante specie di animali, piante e paesaggi, e alla fine noi stessi, perchè anche il futuro dell'umanità è incerto, con le prospettive attuali.

DEPURARSI

Sappiamo che in un contenitore pieno non può entrare nulla di nuovo, e quindi sappiamo anche che la cosa piu' importante da fare in questo periodo è depurarsi, eliminare le scorie e abbandonare tutto ciò che non fa piu' parte di noi.

E' il momento di digiunare o fare una cura depurativa che faccia bene sia al corpo che allo spirito, inoltre questo è un periodo in cui non gli eccessi e le feste con gli amici sono adeguate, bensì l'introspezione, la meditazione e le pratiche che portano luce nella nostra anima.

Dalla tradizione di Inbolc derivano anche le pulizie di primavera, cosa che io consiglio caldamente: in questo periodo pulire tutta la casa a fondo fa bene sia per prevenire le malattie che per depurare la propria anima. Lo sporco vecchio va gettato fuori per fare posto per tutto ciò di nuovo che ci riserva il futuro.

Dentro le teste delle persone inizia un periodo di idee, progetti, attività ancora nel limbo che avranno bisogno di tempo per maturare. Come i semi delle piante e i germogli sono pronti e aspettano il loro momento da sotto la neve, anche noi dobbiamo pazientare e aspettare che la primavera ci porti le condizioni giuste per agire.

LA DEA BRIGIDH

Inbolc è la festa della giovane e pura Dea Brigidh, la Dea bianca. E' una Dea Vergine, che si avventura fuori nei prati in compagnia del suo animale, l'orso, per portare sulla terra piante, erba e fiori. Dove passa lei, si scongela il terreno e arriva la primavera. Le macchie di trifoglio sui prati sono le impronte dei suoi piedi. Brigidh non ha ancora un compagno, la divinità maschile è rappresentata dall'orso che si sveglia dal letargo. Altro suo compagno fedele è il coniglio, ma la si vede un pò con tutti gli animali del bosco, anche il cervo.

Nella trinità della Grande Dea, ella rappresenta la Dea figlia, la piu' giovane delle tre.

Il nome della Dea deriva dal gaelico Breo che significa fuoco, in relazione alla luce del Sole che torna, ed è colei che porta la luce, non solo quella diurna, ma anche intesa come illuminazione della mente. E' infatti una Dea che patrocina il sapere, le arti, i mestieri e e tutto ciò che ha a che fare con il pensiero creativo e con la conoscenza. Nel cattolicesimo venne sincretizzata con Santa Brigida e Santa Lucia: entrambe portano i simboli della Dea: la croce diagonale, la fiamma intorno alla testa e spesso vari attezzi "del mestiere".

ANTICHE TRADIZIONI

Inbolc deriva dal gaelico e significa "latte" perchè è il periodo in cui gli animali hanno i cuccioli e li allattano. Inoltre il latte è bianco e ci riporta al colore di Inbolc.

La festa in Italia si chiama Candelora perchè si usava benedire tutte le candele per tutto l'anno. Questa è un'usanza chiaramente pagana che ha a che fare con la luce. Analogamente venivano benedette le luci in tutta Europa. Una volta erano i fuochi, poi sono diventate le candele.

A Roma il primo di febbraio si festeggiava Iuno Februa, cioè "Giunone purificata", perché questa giornata a lei consacrata, era la data in cui si cominciavano i rituali di lustrazione delle case e della città in generale. Ci si preparava all'arrivo dell'ormai imminente primavera e tutto il mese serviva da filtro per liberarsi del peso invernale e di tutto ciò che non serviva più, facendo così spazio al rinnovamento.
Giunone, Dea Madre, era il simbolo della purezza e anche in questo caso l'acqua e il latte erano elementi di purificazione e rinnovo fortemente simbolici.

Uno dei simboli di Imbolc è la croce di Brigidh, una croce molto piu' antica di quella cristiana intrecciata con il grano dell'anno scorso che con i suoi quattro lati uguali rappresenta le quattro stagioni.

​IL CARNEVALE

Anche il carnevale e la quaresima derivano dall'antica festa di Inbolc: subito dopo Inbolc incominciava il periodo di digiuno, mentre il carnevale è la grande festa precedente questo periodo di depurazione, in cui si festeggia la fine dell'inverno con grandi falò e l'arrivo della luce con maschere e travestimenti, i quali stanno a simboleggiare il matto, il giullare, il buffone, che come figura arcaica (che ritroviamo nei tarocchi e nelle carte da gioco oltre che in alcune tradizionali maschere di carnevale) impersonifica perfettamente lo spirito di Inbolc, che completamente immerso nell'energia della sorgente, ancora aperto a qualsiasi cosa, ingenuo e curioso, senza pregiudizi nè limiti, gioisce cantando e ballando per la meravigliosa vita attorno a sè.

RITUALE PER INBOLC

Io consiglio di fare un rituale semplice, essenziale, ma vero e puro, da soli o con poche altre persone fidate e rispettose.

Il periodo migliore per celebrare è il mattino, per festeggiare l'arrivo della luce. Ovviamente l'ideale sarebbe il sorgere del sole ma anche metà mattina va benissimo, e in mancanza di tempo si può celebrare anche in qualsiasi altro momento della giornata oppure il giorno precedente. E' però importante, non solo quel giorno ma tutti i giorni precedenti, osservare la luce, salutare il sole, ringraziare e rendersi conto di giorno in giorno dell'avanzare della luce. E ovviamente purificare anima e corpo. Le feste celtiche non sono giornate speciali fine a sè stesse, ma sono interi periodi, quindi non ha molta importanza il giorno esatto in cui si celebra la ricorrenza, perchè in realtà andrebbe celebrata ogni giorno.

La celebrazione di Inbolc, per quanto freddo possa essere, va fatta all'esterno. All'interno di una stanza non si avrà mai la meravigliosa sensazione della luce che ci inonda e sembra entrare in tutti nostri pori fino al centro di noi stessi, ma è proprio questo che è il momento di onorare: la nostra luce interna.

Il rituale può essere anche una semplice passeggiata consapevole, ripetuta ogni anno piu' o meno allo stesso modo e nello stesso posto, in cui si osservano le gemme degli alberi, la terra fertile, il sole splendente che spunta da dietro le cime, le prime pianticelle timide che escono dal terreno o qualsiasi cosa sia tipica della vostra regione. La passeggiata va fatta in silenzio, chiedendo di connettersi con Madre Natura e ringraziando per tutte queste meraviglie attorno a noi. Se siete già abituate a celebrare rituali, avrete i vostri, altrimenti è sufficiente connettersi con i 4 elementi e con la Terra all'inizio e ringraziare alla fine della vostra avventurosa passeggiata nei boschi invernali.

Vivi lo spirito di Inbolc, segui la Dea Brigidh per i prati, i campi, le colline con il cuore puro e aperto e occhi da bambino, e vedrai cose che non ti saresti aspettato!

oggi non è piu' frequente vedere gli orsi, quei pochi che ci sono sono ben nascosti.

Però se cammini leggiadro come un elfo, vedrai altri animali, tutte creature sacre alla Grande Dea! 

IL TEMA DI IMBOLC

Accogliere l'arrivo della luce che spazza via le tenebre; purificarsi dal vecchio, dall'inverno e da tutte le scorie del passato, per fare spazio al nuovo, conservare i semi delle idee che poi svilupperanno durante l'anno.

Apririsi alla luce sia esterna che interna. Gioia, stupore, felicità, purezza, il lato femminile, sogni e progetti.

ELEMENTO DI IMBOLC: ARIA, che corrisponde all'est, mattino, giovinezza, inizio.

LA TISANA DI IMBOLC: depurativa.

FOGLI INFORMATIVI: Cure depurative, digiuno

LA ZUPPA DEPURATIVA DI ERBE SELVATICHE

Tradizionalmente in questo periodo e anche dopo fino a quando l'orto dava nuovi prodotti, si usava preparare questa zuppa con tutte le erbe selvatiche che si trovano in giro. Ovviamente le donne di un tempo sapevano bene quali erbe prendere e quali no. Anche Hildegard von Bingen ha scritto una ricetta per questa salutare zuppa che è un vero toccasana per l'organismo sciupato dall'inverno, che con questa zuppa si depura e contemporaneamente acquista molte vitamine, minerali ed energia vitale.

La tradizione della "zuppa alle 9 erbe" è rimasta sempre viva in Germania, dove ancora oggi viene preparata in molte case, spesso il giovedì prima di Pasqua. Io ho pensato di scrivere già adesso la ricetta, ma se ancora non ci sono erbe selvatiche potete tenerla per Marzo. Questa zuppa è la prima occasione per raccogliere le erbe selvatiche dopo la pausa invernale, in cui tradizionalmente raccogliere qualsiasi cosa in Natura è vietato, a partire da Samhain.

Le erbe solitamente usate sono: ortiche, edera terrestre, achillea, aglio orsino, cerfoglio, acetosa, tarassaco, piantaggine, portulaca, achillea, pratoline, trifoglio, carota selvatica (le foglie), foglie di violetta, erba cipollina, timo, prezzemolo, ma si possono usare le erbe che crescono nel luogo dove sei tu, l'importante è che le conosci bene. Se non ne trovi a sufficienza puoi anche "imbrogliare" un pò aggiungendo erbe acquistate dal contadino o dal fruttivendolo, sempre che siano biologiche e di stagione, come rucola e spinaci freschi.

Per fare la zuppa si taglia a pezzettini una cipolla, si rosola in pò di olio, poi si aggiungono le erbe e l'acqua, si fa sbollentare rapidamente e poi si toglie dal fuoco, per non rovinare le vitamine. Alla fine si aggiunge panna, anche di soia, o latte di cocco o qualsiasi cosa vi piaccia, e poi si trita tutto con il frullatore o con il frullino ad immersione. Speziare a piacere (pepe e noce moscata ci stanno bene, chi vuole può mettere anche un pò di sale), servire con il pane. Una volta le zuppe simili si usava versarle in una zuppiera con dentro una fetta di pane vecchio. Si può anche fare senza panna o simile, però ha un gusto un pò forte.

 

Greenspirit Medicina Naturale

Silvia Vianello, Naturopata Svizzera diplomata all'Accademia di Medicina Naturale di Basilea (ANHK) in naturopatia e TCM, medicina tradizionale cinese (agopuntura e Tuina).

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ultimo aggiornamento sito: agosto 2020

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